Wave Market - Mercato creativo a Roma

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Terzo

 

Si chiamano Alessio Genna ed Edoardo Pasquali, hanno poco più di vent’anni e assieme ad un gruppo di otto ragazzi hanno fondato TERZO, una rivista che si occupa di architettura. Sul loro sito sono schietti e diretti: TERZO non è la solita rivista, ha delle mire ben chiare, e sostengono di possedere "uno sguardo a metà tra la voce potente di chi da anni è sulla scena e quella di chi pur avendo una buona idea non riesce a farsi sentire. Noi siamo nel mezzo, perfettamente al centro, fermi nel luogo in cui le due cose si fondono".

Ottime ambizioni e una buona dose di sicurezza, musica per le orecchie di Wave Market, di cui infatti cureranno il prossimo allestimento.

wavemarket.terzo

Diamo voce ad Alessio ed Edoardo per saperne qualcosa di più.

Ciao ragazzi! Raccontateci un po’ la vostra attività.


E.: La nostra attività nasce ad agosto durante un brainstorming di idee, seduti ad un tavolo in un bar di Roma. Si tratta di una rivista e si chiama “TERZO”; i temi trattati abbracciano la miriade di argomenti agganciati all'architettura, spaziando tra opere, foto, street art e via dicendo; essendo un gruppo di 8 ragazzi, ci dividiamo equamente il lavoro a seconda delle nostre capacità.

“TERZO”. Cosa ci dite di questo nome? Come lo avete scelto?

A.: Prima di decidere il nome vero e proprio della rivista, ci siamo domandati: Cosa vogliamo comunicare? Cosa siamo?
Siamo la voce inascoltata dell'architettura, siamo un gruppo di otto studenti che vogliono dire la loro, siamo la voce fuori dal coro, un TERZO incomodo architettonico. Ci serviva un nome che potesse esprimere tutto questo, così, quale miglior nome se non TERZO, il gradino più basso del podio che troppo spesso viene dimenticato?

Come si concilia tutto ciò coi vostri percorsi di studio?

E.: La rivista si basa su osservazioni, riflessioni e concezioni che abbiamo noi dell'architettura. Nel mentre che studiamo e scopriamo cose, le mettiamo nero su bianco promulgando la nostra voce. Lo studio procede di pari passo a questa attività.

Parlateci un po’ dell’architettura: è una passione che avete da sempre? Come nasce la voglia di creare una rivista che se ne occupi?

A.: Sono sempre stato molto convinto della mia scelta, sin da bambino.  L'idea della rivista, invece, è più recente, ma non per questo meno vigorosa. Siamo tutti molto orgogliosi di aver intrapreso questa avventura, ci siamo trovati nel posto giusto al momento giusto. Sentivamo tutti il bisogno di andare oltre e creare qualcosa di nostro. Abbiamo cominciato e non abbiamo intenzione di fermarci!

Come organizzate il lavoro? E’ un lavoro impegnativo?

A.: Naturalmente il lavoro alla rivista richiede non poco impegno e sacrificio. Lo sviluppo di TERZO è  sempre affiancato allo studio universitario, anche in vista della laurea, ormai prossima. Questo connubio mortale di impegni si ripercuote irrimediabilmente sulle ore di sonno a disposizione !
Tra consegne da fare, materie da studiare, esami da preparare, illustrazioni da consegnare, articoli da scrivere, dormire diventa un lusso da non potersi permettere!

E.: Sicuramente il tempo è tiranno. Questo progetto occupa molto tempo, tempo sottratto allo studio. Ma ad ora stiamo procedendo bene portando avanti entrambe le attività senza togliere nulla ad entrambe.

A.: Per quanto riguarda l’organizzazione del lavoro, invece, in "redazione" siamo  nove, collaboriamo tutti per la buona riuscita del progetto, ognuno, però, con dei compiti specifici che ci garantiscono un certo livello di libertà di "espressione", naturalmente sempre in linea con l'impostazione generale della rivista.

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Chiudiamo con un aneddoto di qualcosa che non potremmo scoprire da nessuno dei vostri social network!

A.: Sembra un lavoro semplice quello di organizzare una rivista a questo livello, ma le cose non stanno proprio così. Sui social sembra tutto molto veloce ed immediato, sto pensando, per esempio, a tutto ciò che riguarda l'impaginazione e l'organizzazione di ogni singolo articolo. Per deciderci sull'impaginazione del numero Zero, il manifesto della rivista, abbiamo fatto almeno cinque riunioni, votazioni, ipotesi, discussioni. È stato sfiancante mettere d'accordo tutti, nove giovani menti non si controllano facilmente. È  stato un lavoro faticoso, ma siamo rimasti soddisfatti del risultato.

Ci auguriamo che la creatività dei giovani del territorio possa continuare a fungere da linfa vitale per Wave Market, ma anche per tutti i progetti giovanili in circolazione.

Perché questo è Wave Market: un’onda di fantasia che si trasforma in opportunità!

È stato un piacere dedicare questo spazio ai ragazzi di TERZO!

Fotografie: Hady Sanad
Testo: Giovanni Mauriello